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Elegans era, per i latini, l’uomo che ha la capacità di scegliere; l’eleganza è la qualità di ciò che è fine e avvenente ma senza ricercatezza. L’eleganza maschile è difficile da raggiungere; è, come intuivano già i romani, qualcosa che viene da dentro, un atteggiamento dello spirito che stabilisce confini nettissimi tra chi ne è dotato e chi ne è privo.Essere ben vestiti è, comunque, un atto di rispetto verso se stessi e verso gli altri.  Organizzare il proprio guardaroba è un investimento, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista dell’immagine di sé che si proietta nel mondo.Ci sono pochi atti nella vita così privati e così legati al sociale come vestirsi; la scelta del capo da indossare è un atto creativo ma è anche condizionato da regole ben precise. Esempio tipico di quanto abbiamo appena detto è la camicia, che deve abbinare all’assoluto comfort la più impeccabile qualità estetica.

Breve storia dell’eleganza maschile

La foggia e l'evoluzione degli abiti, così come le preferenze di tema di colori e tessuti, sono fenomeni strettamente legati ad avvenimenti storici, economici, sociologici e culturali.
La storia dell'abito è il riflesso della storia dell'uomo al pari dell'arte, della letteratura e della politica; le rivoluzioni di ogni tipo, infatti, si sono sempre tradotte in mutamenti nel modo di concepire e indossare abiti che rispecchiavano meglio le nuove idee sul vivere. L'abito maschile classico ha avuto la sua definitiva codificazione alla fine dell'Ottocento. La Rivoluzione Industriale ha sancito l'affermazione dello stile di vita dell'alta borghesia che, in buona sostanza, è ancora prevalente. Quello dell'eleganza maschile è un campo resistente all’effimero.

Da Lord Brummell alla Prima Guerra Mondiale

Lord George Bryan Brummell (1778-1840), detto Beau  è stato il precursore dell'eleganza borghese contemporanea attraverso il rifiuto della stravaganza. Rese raffinato l’abito borghese insegnando, ai contemporanei e ai posteri, la regola per cui l’eleganza è data dal dettaglio, più che dallo sfarzo. A lui si deve l'affermazione del Dandysmo  movimento di idee e comportamenti che si contrappose allo stile italiano definito Macaronismo  e al contemporaneo stile francese definito degli Incroyables. Il dandysmo cerca la perfezione attraverso la semplicità, piuttosto che la stravaganza e lo sfarzo. Giacca, pantaloni, gilet, camicia e cravatta diventano il modulo base del completo maschile, e lo stile inglese si affermava insieme alla rivoluzione industriale portando nell’abbigliamento il modus vivendi pratico ed austero della borghesia protestante nordeuropea. La Rivoluzione francese, per parte sua, mise al bando tutti quei capi che sapevano di ancient régime. La predominanza dello stile inglese arrivò intatta fino alla Prima Guerra Mondiale, quando si affermò l'abito preconfezionato di Brooks Brothers che impose la caratteristica giacca a sacco.

Dagli anni Venti alla Seconda Guerra Mondiale

Dopo la Prima Guerra Mondiale, lo stile diventa più informale e si affermano elementi tuttora in uso come la giacca a un petto a tre bottoni o quella a doppio petto con quattro o sei bottoni. Guanti e cappello erano ancora indispensabili e lo smoking si affermava come abito da sera. Durante i ruggenti anni Venti la silhouette è aderente al corpo e si sperimentarono molte mode tra cui quella dei calzoni alla zuava e delle tenute sportive che, in seguito, entrarono nel guardaroba di tutti i giorni grazie agli americani. Negli anni Trenta l’America inventa la linea a "V" delle giacche per i suoi divi del cinema. La Seconda Guerra Mondiale fu, ovviamente, caratterizzata dall’austerità; in Italia, per esempio, non si facevano i risvolti ai pantaloni per risparmiare tessuto.

Gli anni Quaranta e Cinquanta

Gli anni Quaranta e Cinquanta furono caratterizzati dall’abito di flanella grigia, simbolo del businessman, e dal ritorno dello stile Ivy League. In Italia alcuni sarti iniziano un’opera di elaborazione stilistica dei modelli classici, sono le prime tracce di un modo di concepire l’eleganza maschile che farà scuola in tutto il mondo. Negli anni Cinquanta, infatti, la sartoria non è più l’unico luogo di nascita dell’abbigliamento maschile; l’imprenditoria della moda muove i suoi primi passi.

Dalla Swingin’ London a oggi

Gli anni Sessanta, sotto la spinta della Swingin’ London, danno all’uomo la possibilità di vestire in modo più estroso; Pierre Cardin lancia, per esempio, una silhouette molto aderente al corpo. Nello stesso periodo, si afferma la giacca a un petto a due bottoni, prediletta da John Fitzgerald Kennedy. La sperimentazione prosegue per tutti gli anni Settanta quando gli stilisti ricominciano a disegnare abiti più comodi e tradizionali. Il lavoro degli stilisti italiani, dal dopoguerra a oggi, è stato tale da portare l’eleganza classica italiana ad avere un linguaggio proprio, a rivaleggiare con quella inglese, base del vestire maschile. Il Made in Italy permette all’uomo di esprimersi più liberamente con un vocabolario più ricco e più adattabile ad un mondo in continua trasformazione.

La camicia

La camicia ha una storia antichissima ed affascinante, che va dall’antichità classica ai giorni nostri.

L’antichità classica

Gli Egiziani vestivano di lino, romani e greci adoperavano il chitone e la tunica interiore che però erano di lana.  Erodoto ci dice che i Babilonesi portavano una tunica di tela di lino sotto la tunica di lana; così gli ebrei, dopo la dimora in Egitto. In Grecia le donne utilizzavano una camicia per il bagno, tale indumento fu introdotto presso i Romani che la denominarono dapprima supparus o byssissa e poi, nella latinità della decadenza camisia. L’alto costo della tela, proveniente dall’Egitto, dalla Spagna o dalla Siria ne limitò l’uso alle sole persone facoltose.

Dal Medioevo al Cinquecento

Nel Medioevo la camicia era un indumento di lusso indossato solo dai re e dai nobili. Ornata di merletti e ricami d’oro, la camicia comincia a portarsi sugli altri indumenti o, come nel XIII secolo, a rendersi visibile nelle scollature delle donne. Nel Trecento l’uso della camicia si diffonde perdendo la caratteristica di indumento di lusso, mentre nel XVI secolo incontriamo le prime camicie di seta e tela d’Olanda. Fu il preludio al ritorno dei ricchi ornamenti. Nel Cinquecento furono introdotte in Francia le perle in aggiunta ai ricami d’oro e, nella prima metà del XVII secolo, s’introdusse il pizzo. Per mostrare i finimenti della camicia i farsetti si accorciarono tanto che, per proteggere lo stomaco dal freddo, gli uomini portavano sotto la camicia una camiciola. Durante il regno di Luigi XV i farsetti si allungarono di nuovo e la camicia fu esibita dal collo alla metà del petto.

Verso la forma attuale: dall’Ottocento a oggi

Nell’Ottocento furono introdotti i colli staccabili, o “solini”, e la camicia si semplificò anche perché quasi del tutto nascosta dagli abiti. Ne restava visibile, come oggi, solo il collo, i polsini e una parte sul torace. La camicia ottocentesca era inamidata e con il collo alto e rigido. Nel Novecento, dopo la prima guerra mondiale, si affermò il gusto sportivo americano. Nel nostro secolo, inoltre, la camicia, fino all’Ottocento sempre bianca, si colora di pastello grazie alla diffusione dei tessuti di cotone che andarono sostituire il lino. Quanto al collo, il Novecento vede, grazie alla pratica sportiva, l’affermazione del collo morbido, antesignano dei colletti odierni.

   
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